Un giorno forse saremo in grado d caricare il nostro telefonino semplicemente camminando casualmente, senza meta. Sembra fantascienza allo stato attuale delle cose, ma potrebbe davvero diventare realtà. Alcuni ricercatori di Princeton e Caltech hanno creato un materiale gommoso in grado di produrre energia che potrebbe trasformare il movimento in energia, ed essere impiegato per caricare, in tale maniera, i dispositivi elettronici. Non vi descrivo di certo la composizione chimica del suddetto materiale, d’altra parte a me, e tutti i consumatori finali, poco importa. L’importante è che tale materiale sia sano per l’ambiente, efficace e non troppo ingombrante. L’impiego di questo materiale trascenderà, se si rivelerà efficiente, il mondo dei cellulari, ed avrà implicazioni mediche e sicuramente più nobili. Tuttavia anche il mondo della telefonia mobile, nel suo piccolo, prenderà la palla al balzo e finalmente si libererà, speriamo, dei noiosi, ingombranti, e dispendiosi caricabatteria.giovedì 4 febbraio 2010
Un materiale in grado di produrre energia, sostituirà i caricabatteria?
Un giorno forse saremo in grado d caricare il nostro telefonino semplicemente camminando casualmente, senza meta. Sembra fantascienza allo stato attuale delle cose, ma potrebbe davvero diventare realtà. Alcuni ricercatori di Princeton e Caltech hanno creato un materiale gommoso in grado di produrre energia che potrebbe trasformare il movimento in energia, ed essere impiegato per caricare, in tale maniera, i dispositivi elettronici. Non vi descrivo di certo la composizione chimica del suddetto materiale, d’altra parte a me, e tutti i consumatori finali, poco importa. L’importante è che tale materiale sia sano per l’ambiente, efficace e non troppo ingombrante. L’impiego di questo materiale trascenderà, se si rivelerà efficiente, il mondo dei cellulari, ed avrà implicazioni mediche e sicuramente più nobili. Tuttavia anche il mondo della telefonia mobile, nel suo piccolo, prenderà la palla al balzo e finalmente si libererà, speriamo, dei noiosi, ingombranti, e dispendiosi caricabatteria.Google venderà software
La coincidenza è quantomeno interessante: da un lato Steve Jobs fa sapere di non credere per niente al motto dell’ex alleato Don’t be evil, dall’altro ora pare che Google voglia lanciare un equivalente dell’App Store, anche se a livello professionale. L’App Store è una di quelle idee che hanno contribuito non poco al successo dell’iPhone; adottandone la stessa dinamica, Google conterebbe di replicare il successo di Apple, seppure in ambito diverso. Le informazioni per ora scarseggiano: a parlarne per primo è stato il Wall Street Journal, secondo il quale a marzo Google lancerà un proprio negozio online dal quale le utenze aziendali potranno acquistare e scaricare software per potenziare i servizi già offerti dalla Grande G. Il tutto si inquadrerebbe in un piano che, sul lungo periodo, mira a sottrarre utenti a Microsoft Office e a portare anche l’utenza business nella “nuvola” del cloud computing. Se applicazioni utili ma limitate come Google Docs dovessero riuscire ad acquisire – anche dietro l’acquisto di ulteriore software, ma a prezzi contenuti – funzionalità e flessibilità paragonabili a quelle di Office, per la suite sviluppata a Redmond potrebbero aprirsi tempi bui. Che questa minaccia non sia del tutto peregrina è confermato indirettamente da Microsoft stessa, che sta pubblicizzando con la massima convinzione la possibilità di accedere a una versione online di Office 2010. Dal punto di vista pratico, per Google la creazione di un App Store non dovrebbe rappresentare un problema: forte del sistema di pagamento Google Checkout e dell’esperienza guadagnata tramite l’Android Marketplace, Google Apps e il Solutions Marketplace, non incontrerebbe alcuna difficoltà a lanciarsi in questo settore.Un lettore di impronte digitali in chiesa
Chi dice che la tecnologia e la religione non vanno d’accordo? Secondo il quotidiano polacco Gazeta Wyborcza, nella cittadina di Gryfow Slaski un prete ha installato un lettore di impronte digitali in chiesa, per identificare i ragazzini che vanno a messa la domenica. Non si tratta di una specie di Grande Fratello religioso, secondo il prete che ha avuto l’idea, tale Grzegorz Sowa. Il monitoraggio con impronte digitali va a sostituire un mezzo più antiquato: un registro in cui i ragazzini avrebbero comunque dovuto apporre la loro firma per dimostrare la presenza alle celebrazioni. La partecipazione a duecento messe in un periodo di tre anni è condizione necessaria per evitare un esame nel corso della preparazione per la Cresima. L’idea, secondo la Gazeta Wyborcza, è stata gradita anche dai diretti interessati. Non pare però molto “esportabile” in un qualsiasi Paese con delle norme sulla privacy.Apple contro Google: Steve Jobs insulta il motto di Google
Steve Jobs definisce il motto di Google (Don’t be evil) una “balla” (letteralmente: bullshit). E non si ferma: “They want to kill the iPhone”: a Mountain View vogliono uccidere l’iPhone. Lo riporta Wired. Il dopo iPad è già iniziato. E Apple e Google sono sempre più in rotta di collisione: non solo nel mercaro smartphone, con Google Nexus e la carica Android scagliata contro iPhone, ma anche con Android e Chrome Os (su netbook e in futuro altri device) contro iPhone Os (giunto alla versione 3.2, che equipaggia sia l’iPhone che il nuovo iPad); per non parlare della guerra dei browser, dove Google Chrome ha superato Apple Safari, e Safari su iPhone sta per passare a Microsoft Bing, l’ex rivale storico, come motore di ricerca di default sul Melafonino, pur di voltare le spalle a Google. Anche YouTube è sempre più in diretta competizione con iTunes. In questa situazione, l’attrito tra Steve Jobs, il Ceo e co-fondatore di Apple, e Google, è tangibile. Secondo altri report, Jobs però non avrebbe detto “bullshit” bensì Don’t be evil’ is a load of crap (una vagonata di escrementi). Sono passati i tempi quando il Ceo di Google, Eric Schmidt, sedeva in Cda di Apple (ne è uscito pochi mesi fa) e Google e Apple erano anche “troppo amiche”. Le prime avvisaglie di screzi sono emerse con la guerra di Apple a Google Voice su App Store. Infine sulla querelle su Adobe Flash (assente da iPad oltreché da iPhone, se non attraverso vie alternative), Steve Jobs ha detto: Adobe è pigra (”lazy”). Il futuro è l’HTML5 (già sbarcato su YouTube) e non Flash.Mac sempre in forma grazie a MainMenu
MainMenu è un utile strumento di manutenzione, dotato di una semplice quanto intuitiva interfaccia, che consente di tenere il Mac sempre in perfetta forma, migliorare le prestazioni delle applicazioni, velocizzare le ricerche e l’accesso al disco e molto altro. Grazie a MainMenu è possibile di eseguire gli script di manutenzione del Mac, cancellare le varie cache, riparare i permessi su disco ed effettuare molte altre attività di sistema direttamente dalla barra dei menu. MainMenu, inoltre, può cancellare il contenuto di tutti i Cestini (uno per ciascun utente sul computer), disattivare Dashboard, effettuare la mautenzione ordinaria e straordinaria del sistema operativo e dei dischi, riaprire il Dock ed il Finder, rimuovere le preferenze danneggiate, riavviare AirPort, mostrare i documenti invisibili e molto altro ancora.Nokia vuole implementare una tecnologia radar nei telefonini
Oggi, Nokia ha rivelato di stare lavorando su un radar portatile, un’idea in fase di elaborazione al Nokia Research Center (NRC), un reparto importantissimo dell’azienda finlandese che ha sede ad Helsinki. Nokia ha implementato un sensore radar in un suo telefonino, che gli consente di rilevare e misurare la velocità e la direzione degli oggetti che si stanno avvicinando. Sì, esattamente come un normale radar farebbe. La tecnologia implementata da Nokia potrebbe essere usata, ad esempio, per controllare le funzioni del telefonino usando controlli gestuali, oppure per la sicurezza personale, o in alcune attività legate allo sport. Potrebbe anche essere usato nei videogiochi, forse in modo simile ai controlli Wii. Nokia non ha rivelato quando, o se, gli utenti potranno comprare i primi telefonini-radar, ma si sa che al giorno d’oggi la tecnologia evolve in fretta.George Hotz: eccovi l’hack di PlayStation 3
George Hotz, conosciuto con il nickname GeoHot per avere realizzato il jailbreak di iPhone, ha reso pubblico l’exploit per aggirare il sistema di protezione anti-pirateria di PlayStation 3. GeoHot ha aggiornato la communità sui suoi progressi attraverso il suo blog. PlayStation 3 è uno dei sistemi che ha resistito per più tempo all’hack, soprattutto grazie agli algoritmi di decriptazione interni al processore Cell, che comunque restano impenetrabili, anche per GeoHot. L’hack rilasciato contiene i dettagli dell’interfaccia che Hotz ha creato e un esempio di codice per ottenere il completo accesso a PlayStation 3 in lettura/scrittura tramite OtherOS/Linux. Hotz ha sfruttato un difetto del bus di memoria che permette di creare un buco nella RAM e dialogare con il sistema. Non ha rimosso la memoria e non ha usato modchip. Dice di aver impiegato cinque settimane per produrre questo exploit. “Hackare vuol dire infrangere il sistema di sicurezza del sistema, e questo è quello che ho fatto”, spiega Hotz. “Non spenderò altro tempo a scrivere firmware customizzati, ISO loader e SDK aperti. Lascio che altri si occupino di queste cose”. PlayStation 3 ha restito all’hack per oltre tre anni. Aggiungiamo solamente che la notizia che stiamo riportando non comporta automaticamente l’inizio della pirateria su PlayStation 3. Il fatto che i giochi risiedano su dischi Blu-ray, e che occupino in media 25 GB, non sarà uno scoglio facile da aggirare per via della ridotta bandwith delle connessioni a internet, che non consente di scaricare una mole di dati così ampia in poco tempo. Inoltre, l’hack funziona solamente con il firmware 2.4.2 di PlayStation 3, mentre Sony può facilmente bloccarlo con i nuovi firmware.
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