La sfidaSviluppare, anche con l’ausilio di reazioni chimiche che si autopropagano in gravità ridotta, come ad esempio su Marte e sulla Luna,
nuovi processi per l’esplorazione umana dello spazio.
L’obiettivoConsentire alle missioni spaziali con presenza umana di
estrarre e utilizzare le risorse reperibili sul posto (Luna o Marte, appunto), come
ossigeno e
azoto, essenziali per la sopravvivenza umana e, senza doversi equipaggiare con scorte abbondanti a bordo, oltre a realizzare materiali e strumenti da utilizzare come “
cassette degli attrezzi” per intervenire su piattaforme orbitanti, senza dover necessariamente ritornare a Terra.
Non è la sceneggiatura di un film di fantascienza, ma la carta d’identità, in estrema sintesi, del progetto:
COSMIC - Combustion Synthesis under Microgravity Conditions
che sarà sviluppato in Italia presso l’Università di Cagliari, con il coinvolgimento del Dipartimento di Ingegneria Chimica e Materiali, dove opera il Prof. Giacomo Cao, coordinatore del progetto.
I partners coinvolti, oltre all’Agenzia Spaziale Italiana e al Dipartimento Energia e Trasporti del CNR con l’Istituto per l’Energetica e le Interfasi, sono: il Centro di Ricerca, Sviluppo e Studi Superiori in Sardegna (CRS4), l’Istituto tecnico Industriale “Enrico Fermi” di Cosenza, COREM Srl, Esplora Srl e SpaceLand Srl.
Ma vediamo di cosa si tratta esattamente.

Si tratta del
primo progetto italiano finanziato dall’
Agenzia Spaziale Italiana nel settore dell’
esplorazione spaziale umana.
L’ASI, il cui responsabile di programma è l’ing. Andrea Lorenzoni, ha stanziato poco meno di
500 mila euro per un anno, finalizzati allo
sviluppo di tecnologie innovative non solo per l’esplorazione umana, ma principalmente per il trasferimento tecnologico a supporto di numerose attività terrestri, in cui sono attese ricadute importanti mediante la propagazione dell’investimento odierno.
La ricerca del
progetto COSMIC prevede anche un
intenso impegno nell’analisi sia delle caratteristiche chimico-fisiche e strutturali dei prodotti ottenibili con i processi sviluppati, sia di parametri quali la composizione della miscela dei reagenti impiegati, o le dimensioni delle particelle di questi ultimi.
L’obiettivo atteso è verificare ad esempio se la
soppressione di fenomeni di sedimentazione e galleggiamento in condizioni di assenza di gravità possa portare a
sviluppare processi i cui prodotti finali presentino caratteristiche microstrutturali, meccaniche e termofisiche uniche o superiori rispetto agli analoghi realizzati in gravità terrestre.
In sostanza a capire “
come” e “
quanto” siano diversi i processi e i relativi prodotti in assenza di gravità.
Sono pianificati, in supporto al progetto voli parabolici finanziati per la prima volta da ASI.
La partecipazione al programma della scuola ITIS di Cosenza valorizza le iniziative giovanili per le attività spaziali italiane.
Sul fronte dell’innovazione tecnologica, verranno presi in considerazione i
settori di applicazione che la NASA ha definito con gli acronimi ISFR -
In Situ Fabrication and Repair - e
ISRU -
In Situ Resource Utilisation.
Con riferimento a quest’ultimo, la possibilità di estrarre risorse in situ, quali l’ossigeno e l’azoto, consentirà di
acquisire più gradi di libertà sia nella programmazione sia nella gestione delle future missioni spaziali.